Ferita, argilla chamottata bianca, rete di ferro, leganti acrilici su tavola di legno, 90 × 120 cm, 2026

La ricerca indaga la topografia del trauma, dello sradicamento e della resistenza della terra alla pressione degli eventi attraverso un dialogo, che si vuole rigoroso, tra peso materico e segno grafico, scevro da intenti decorativi.

L’argilla cruda, le resine e le trame metalliche diventano corpo plastico e registro fisico dell’urto: la superficie vuole assorbire la pressione dell’evento, conservandone la memoria della spaccatura, dell’esodo, del sedimento della traccia umana o finanche della sua mortale assenza. A questo registro tridimensionale si affianca la misura micro-grafica su carta, dove il flusso delle moltitudini si traduce in pulviscolo di segni, addensamenti e rarefazioni.

Fiumane 2026. Argilla chamottata bianca, leganti acrilici su tavola di legno, 90 × 120 cm.

Cartografie della migrazione 2026, particolare